Per quasi 9 italiani su 10 (89,9%) l’idea che la pasta sparisca dagli scaffali e dai menù provoca una reazione negativa, e il 93,5% associa una vita senza pasta ad almeno un’immagine di impoverimento culturale. Sono i risultati dell’indagine AstraRicerche per i Pastai di Unione Italiana Food, presentata per il World Pasta Day, la giornata mondiale della pasta che si celebra ogni anno il 25 ottobre.
In sintesi
- Il 51,1% degli italiani pensa che una vita senza pasta sia “semplicemente impossibile”.
- A mancare di più sarebbe il senso di appartenenza alla cultura italiana (52,5%), davanti alla gratificazione di mangiare qualcosa di buono (48,8%).
- Il 41,2% definisce una vita senza pasta “meno italiana”.
- L’85,2% considera la pasta un simbolo di eccellenza del Made in Italy.
- Gli italiani mangiano 23,1 kg di pasta a testa all’anno, il consumo più alto al mondo.
- Il 59,6% pensa che la pasta manterrà il suo valore emotivo e identitario anche per le prossime generazioni.
Come reagiscono gli italiani all’idea di una vita senza pasta
Immagina che domani la pasta sparisca dagli scaffali e dai menù. La reazione negativa riguarda quasi 9 italiani su 10 (89,9%). La risposta più frequente è l’incredulità: per il 51,1% è semplicemente impossibile. Segue il disorientamento per la perdita di un alimento centrale nella propria alimentazione (43,8%).
Cosa mancherebbe di più: appartenenza, gusto e conforto
Considerando fino a tre risposte, a oltre 8 italiani su 10 (82,9%) mancherebbe almeno un aspetto legato a conforto e piacere, come la gratificazione di mangiare qualcosa di buono (48,8%). La singola voce più citata è però il senso di appartenenza alla cultura e alla tradizione italiana (52,5%).
Le generazioni sentono la mancanza in modo diverso:
- Baby Boomer: soprattutto il piacere di mangiare qualcosa di buono (57%).
- Gen Z: la perdita di un pasto completo a costo contenuto (55%).
- Millennial: il comfort legato al cibo è più sentito (31%, contro il 19% dei Baby Boomer).
“Meno italiana”: il lato identitario di una vita senza pasta
Quando si tratta di descrivere una vita senza pasta, entra in gioco l’identità. Il 93,5% la associa ad almeno un’immagine di impoverimento culturale, un’opinione condivisa in modo pressoché identico da tutti i segmenti:
- una vita meno ricca dal punto di vista gastronomico e culturale (49,7%);
- una vita che rinuncia alle proprie tradizioni (44,3%);
- una vita, più semplicemente, meno italiana (41,2%).
Perché gli italiani amano la pasta
Sul piano simbolico la pasta mette tutti d’accordo: per l’85,2% è un simbolo di eccellenza del Made in Italy e per l’82,5% un emblema dell’identità culturale italiana. Il 79,3% la apprezza come alimento di qualità, accessibile e versatile. Tra le caratteristiche più citate ci sono il prezzo accessibile (43,4%), prezioso contro l’aumento dei costi, e il fatto che piaccia a tutta la famiglia (41,6%).
Più di 1 italiano su 3 (36,3%) ha con la pasta un legame intenso: il 13,0% si dichiara devoto e il 23,3% molto legato, mentre solo il 3,2% è distaccato. Il rapporto è soprattutto pratico, fatto di comodità e convenienza (38,1%), poi emotivo (31,4%, soprattutto tra le giovani donne) e identitario (27,3%, un po’ più diffuso tra gli uomini).
Famiglia, domenica e amici: quando la pasta vale di più
Per oltre 7 italiani su 10 un piatto di pasta assume un valore più profondo se consumato in famiglia. Il pranzo della domenica è l’occasione preferita (54,4%), seguito dal ritorno a casa dopo un lungo viaggio (32,6%). Contano anche gli amici: i momenti di socialità e festa raccolgono il 40,6%.
Lo studio TEHA Group per Unione Italiana Food conferma che oltre 8 italiani su 10 (83,4%) non rinunciano alla socialità del consumo e che il 68,6% dei giovani ha mangiato pasta “fuori orario” nell’ultimo anno, soprattutto in occasioni legate alla socialità.
La pasta del futuro: cosa si aspettano gli italiani
Prevale la fiducia: il 59,6% pensa che la pasta manterrà il suo valore emotivo e identitario anche per le prossime generazioni, mentre solo il 5,5% prevede che lo perderà. Alla pasta del futuro gli italiani chiedono due promesse: restare accessibile economicamente (70,4%) e continuare a essere simbolo dell’eccellenza alimentare italiana (70,1%). L’apertura a nuove esigenze alimentari (65,6%) è benvenuta, ma senza rinunciare al legame con la tradizione. Tra i fattori che peseranno di più sul futuro della pasta, il cambiamento climatico è il singolo più citato (38,0%).
Chi mangia più pasta al mondo
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Paese |
Consumo pro capite annuo (2025) |
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Italia |
23,1 kg |
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Tunisia |
18,8 kg |
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Ungheria |
17,1 kg |
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Germania |
16,8 kg |
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Turchia e Austria |
12,5 kg |
Fonte: Unione Italiana Food. L’Italia è anche il primo produttore mondiale, con circa 4,2 milioni di tonnellate di pasta prodotte nel 2025.

