Il World Pasta Day celebra il piatto di pasta più amato: gli Spaghetti al pomodoro

Spaghetti_pomodorini

Spaghetti al pomodoro simbolo del WPD17 – Se è vero che “less is more”, la sua più immediata traduzione a tavola è senza dubbio lo spaghetto al pomodoro. Quest’anno lo spaghetto al pomodoro è stato scelto come piatto simbolo del World Pasta Day. È quello che racconta meglio di tutti e prima di tutti la magia della pasta (e infatti rappresenta l’emoticon della pasta), l’allegria di mangiarla insieme, la semplicità e il benessere della dieta mediterranea, una ricetta veloce, sana e sostenibile, perfetta per nutrire un mondo sospeso tra malnutrizione e obesità.

Ma anche la ricetta più semplice e salutare di pasta è ricca di insidie. Perché chi la cucina si deve confrontare con la memoria gustativa di un commensale che l’avrà già provata centinaia di volte. E infatti anche un grande chef come Massimo Bottura in una recente intervista alla CNN ha ammesso che lo spaghetto al pomodoro perfetto è l’obiettivo forse irraggiungibile della sua carriera.

Ricetta green per eccellenza – Non tutti sanno che lo “spaghetto al pomodoro” è anche una ricetta sostenibile. Un recente studio del WWF ha calcolato che un piatto di pasta al pomodoro (100 grammi) ha un’impronta di carbonio di appena 0,492 kg mentre l’impronta idrica è pari ad appena 231,4 litri. Pochissimo, se confrontato con altri alimenti.

E’ il piatto preferito dagli italiani e dagli americani – E’ uno dei piatti più amati nel Bel Paese. Secondo una ricerca Doxa/AIDEPI, il 67% dei nostri connazionali preferisce gli spaghetti a qualsiasi altra tipologia di pasta, battendo, anche se solo di pochissimo, la pasta corta (64% per fusilli, rigatoni penne), mentre lasagne, farfalle, tagliatelle e cannelloni (tutti con gradimenti compresi tra il 28% e il 35%), restano indietro di parecchie lunghezze. Tra i condimenti preferiti dagli italiani, vince proprio il sugo con il pomodoro (28%), davanti al ragù di carne (26%) e, lontanissimi, frutti di mare, carbonara e pesto alla genovese (tutti tra il 5% e il 7%). Gli spaghetti hanno successo anche in Usa, dove 8 americani su 10 mangiano pasta una volta a settimana e per il 40% di loro gli spaghetti sono il formato senza rivali. E’ anche vero che a queste latitudini si deve accettare la contaminazione, ed ecco che lo spaghetto al pomodoro prevede quasi sempre l’aggiunta delle “meat balls”. E cioè gli spaghetti con le polpette sopra. Carne e pasta, primo e secondo: così la fame e la povertà dei primi anni del Novecento sono solo un lontano ricordo…

Gli spaghetti sono il formato di pasta più cercato su Google – Una curiosità che arriva dalla rete. Anche sul web lo spaghetto “batte” tutti i formati concorrenti: con 190 milioni di citazioni nella ricerca su Google, solo le penne riescono a tenergli, in qualche modo (40 milioni di citazioni), testa, mentre tutti gli altri formati più noti (dai rigatoni alle tagliatelle, dalle fettuccine ai tonnarelli, dalle farfalle ai paccheri ai fusilli) insieme raggiungono appena i 49 milioni di ricorrenze.

Il mito nasce a Napoli nel 1800 – Il matrimonio tra gli spaghetti (o vermicelli) e la salsa di pomodoro avviene solo all’inizio del 1800. Pochi anni dopo la rivoluzione francese, a Napoli, “a pummarola” rivoluziona la storia del nostro piatto nazionale, sancita nel 1837 dalla pubblicazione della prima ricetta di “vermicelli al pomodoro” firmata Ippolito Cavalcanti, conquistando la curiosità, prima, e l’apprezzamento di mezzo mondo – Italia compresa, dopo l’unificazione del nostro Paese nel 1861. Vero e proprio sinonimo di Made in Italy, gli spaghetti (al pomodoro e non) hanno saputo precedere, accompagnare e poi sintetizzare – nel bene e nel male, tra verità e pregiudizio – la nostra stessa identità nazionale. Rivelano la loro anima nazionalpopolare grazie a Trilussa e al sonetto La politica, del 1915, riuscendo nel miracolo di mettere d’accordo una famiglia composta da un padre democratico-cristiano e da tre figli (socialista, monarchico e repubblicano) dalle idee politiche molto diverse: “… appena mamma/ ce dice che so cotti li spaghetti/semo tutti d’accordo ner programma”. Mentre Prezzolini scriveva che “gli spaghetti hanno diritto d’appartenenza alla civiltà italiana come e più di Dante”. I Fratelli Marx, in uno dei loro film più celebri, Una notte all’opera, documentano questa realtà immaginandosi clandestini in rotta verso New York, affamati e pronti a sognare (prima) e ad abbuffarsi, poi, con una montagna d’italianissimi spaghetti.

Lo spaghetto più antico del mondo – Infine una vera e propria chicca. Se si vuole vedere lo spaghetto più antico del Mondo basta andare al Museo della Pasta di Collecchio (PR). Qui insieme ad arnesi e strumenti di ogni genere legati alla produzione della pasta è esposto il più antico campione di pasta “industriale” al mondo: uno spaghetto datato 1837, arrivato a noi quasi per caso, come spesso accade. Dalle ricerche organolettiche sui campioni ritrovati è emerso che la pasta di allora non è così distante rispetto a quella attuale. In particolare è stato evidenziato come il contenuto proteico dei campioni – circa il 15% – è simile a quello degli spaghetti odierni.

 

 

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