5 ragioni (scientifiche) del perché la pasta è il cibo della memoria

pasta pesto

Diversi studi scientifici mostrano come, a causa della cosiddetta “amnesia infantile”, ricordiamo poco o nulla di ciò che ci è successo prima dei tre anni e mezzo di vita. Un crollo della memoria che la neuroscienza colloca tra i 6 e gli 8 anni, quando lo sviluppo del cervello “cancella” i vecchi ricordi per far posto ad altri. E a rimanere sono sensazioni, frammenti di immagini. E sapori.

Ecco perché la pasta è il cibo della memoria, spiegato dalla scienza.

  1. Carboidrati, combustibile della memoria – Secondo la ricerca Doxa-Aidepi, la pasta accende i ricordi più remoti degli italiani. E la scienza aggiunge che questo piatto è anche nutrimento ideale del cervello e della memoria. Secondo uno studio condotto dalla Tufts University del Massachusetts[i], una dieta ricca di carboidrati ha un impatto positivo sulla memoria e la concentrazione. Il principale combustibile del cervello proviene proprio dai carboidrati. Ecco perché una dieta a base di pasta, alimento ricco di amidi, gli consente di funzionare bene e produrre energia per le cellule nervose.
  1. Pasta, cibo della felicità (e dei ricordi felici) – 8 italiani su 10 associano il primo ricordo di pasta a momenti felici con genitori e nonni, all’accudimento ricevuto durante l’infanzia, agli affetti primari. Ma mangiandola ci sentiamo di buonumore anche perché la pasta contiene triptofano, un amminoacido essenziale che produce serotonina, neurotrasmettitore ad azione antidepressiva.
  1. Il gusto del bambino? Si forma nel pancione – Il senso del gusto, assieme all’olfatto, si sviluppa nel bambino già a partire dal quarto mese di gravidanza. Viene influenzato dal nostro patrimonio ereditario, ma anche da quello che la mamma mangia durante i 9 mesi di attesa o durante l’allattamento. Considerando che gli italiani (e le italiane) consumano in media 23 kg di pasta procapite all’anno, ecco che la “voglia di pasta” fa parte della nostra “programmazione”…
  1. … e si educa nei primi anni di vita – Proprio come accade in amore, anche per la memoria del gusto il coinvolgimento emotivo condiziona le preferenze alimentari. Ed è stata dimostrata l’influenza del contesto in cui si svolgono i pasti: cosa si porta in tavola forma corrette abitudini alimentari ma tutto il resto è altrettanto importante: come la gestione dei capricci o eventuali discussioni da tenere lontane dalla tavola. Insomma, a restare nella mente e sul palato non è solo il sapore di un cibo, ma anche il tempo passato a cucinare, i riti e le cerimonie che si costruiscono attorno ad ogni piatto. Che nel caso della pasta ha una iconografia particolarmente ricca (mattarello, scolapasta, lo spaghetto che si arrotola, etc).
  1. La pasta nell’alimentazione del bambino – La pasta (nella sua declinazione per la prima infanzia), è fondamentale per lo sviluppo del bambino e può essere introdotta molto presto nella dieta: in primis l’alimentazione lattea, dal contenuto energetico per il 50% costituito da grassi, non è più adeguata nel momento in cui il bambino inizia a muoversi e ad esplorare il mondo. Per il suo ottimale sviluppo muscolare, da questo momento ha invece bisogno di assumere energia a lento rilascio, di cui i carboidrati complessi della pasta sono una fonte ottimale. Inoltre, la pasta, nel suo formato più piccolo – la “pastina” – è, per la sua ridotta granulometria, lo strumento ideale per assistere il bambino nel processo graduale nel quale impara a mangiare da un cucchiaio, a spostare il cibo sul fondo della bocca e a deglutire. Lo sviluppo combinato del riflesso della masticazione e deglutizione è necessario per un adeguata introduzione del cibo solido, oltre che per l’innalzamento fisiologico dell’osso ioide e la trasformazione della cavità orale da “virtuale” a “reale”.

 

[i] “Low-carbohydrate weight-loss diets. Effects on cognition and mood” – Studio svolto nel 2009 dalla Tufts University di Medford, Massachusetts e pubblicato sulla rivista “Appetite”.